Raccolta metafisica. Filosofia, teologia, gnosi raccoglie diversi decenni di ricerche e articoli dedicati alla metafisica, finora sparsi in varie pubblicazioni, soprattutto digitali. Senza voler sostituirsi allo studio personale, questo libro offre un percorso strutturato attraverso alcune delle grandi questioni della filosofia prima: la distinzione tra ragione e intelligenza, i rapporti tra metafisica, teologia e religione, la natura della gnosi, il linguaggio del silenzio, l’amore, la bellezza, la preghiera o ancora l’escatologia. Organizzato in tre grandi parti – Metafisica e filosofia, Metafisica e teologia e Metafisica e gnosi –, propone una sintesi accessibile di un approccio che potremmo definire «metafisico-mistico», alimentato in particolare dai lavori di Jean Borella e dalla tradizione metafisica universale.
Sommario
Prefazione
Introduzione
PRIMA PARTE. METAFISICA E FILOSOFIA
Capitolo 1. I tre modi di filosofare
Capitolo 2. La ragione e l’intelligenza, le due facce dello spirito
Capitolo 3. Credere, sapere, conoscere
Capitolo 4. La metafisica come antidogmatismo e come non-sistema
Capitolo 5. Metafisica: la terza via
Capitolo 6. «Metafisica per tutti»
Capitolo 7. Paradossi della ragione, paradossi dell’intelligenza
Capitolo 8. Metafisica e assiologia
Capitolo 9. Ritorno a una metafisica del bello
Capitolo 10. Come una mosca dietro un vetro
SECONDA PARTE. METAFISICA E TEOLOGIA
Capitolo 11. La pratica metafisica è la religione
Capitolo 12. Teologia delle religioni
Capitolo 13. Metaphysica sine theologia nihil
Capitolo 14. Metafisica incentrata sul Logos
Capitolo 15. La metafisica, il linguaggio del silenzio
Capitolo 16. La metafisica dell’amore
Capitolo 17. Cronosofia – Pensare la fine dei tempi
Capitolo 18. Sull’essenza del cristianesimo
Nota sull’unità delle religioni
Capitolo 19. Il concetto giapponese di aïda
Capitolo 20. Bisogna essere intelligenti per essere salvati?
TERZA PARTE. METAFISICA E GNOSI
Capitolo 21. Esoterismo, metafisica e gnosi, elementi chiave
Capitolo 22. Gnosi: teologia mistica
Capitolo 23. «Non-due», «Non-Uno», «Non-tre», «Non-Mille»
Capitolo 24. L’ologramma cristologico o il Cristo olografico
Appendice. Il Verbo, il Logos al di fuori del cristianesimo
Capitolo 25. La guarigione in due fasi
Capitolo 26. Della preghiera
Estratto
Per prima cosa, chiariamo cosa si intende per «metafisica ». Un’espressione metafisica è un linguaggio trasparente all’intelligenza; questo linguaggio serve a indicare ciò che è al di là del linguaggio. A questo proposito, la metafisica è l’ermeneutica ultima, l’ultima interpretazione che a sua volta non può essere interpretata (Jean Borella). Inoltre, il linguaggio metafisico suggerisce la propria cancellazione, la propria autoabolizione. Infatti, il linguaggio, il discorso, le parole, i concetti non sono che strumenti che permettono all’intelligenza di accedere alla Realtà che li supera, alla luce o alla verità che non risiede nelle parole.Se l’intelligenza si occupa naturalmente di cose soprannaturali, è perché l’intelligenza non fa parte del mondo naturale. «L’intelletto entra dalla porta» o «dall’esterno», dice Aristotele1. È quindi assolutamente necessario rinunciare a quella che chiamiamo la nostra intelligenza, alla vanità della nostra piccola luce, e lasciare spazio affinché appaia la vera Luce.Ora, a complemento della modalità intellettuale, la metafisica può ricorrere anche alla modalità simbolica. Secondo Jean Borella, il simbolico fa vedere, mentre l’intelletto fa sentire. Ecco perché la metafisica religiosa pone spesso l’accento sull’uso dei simboli. I simboli permettono di compensare i limiti del linguaggio.Le religioni sono infatti la patria naturale della metafisica, perché, nel senso più ampio, la metafisica è al tempo stesso una scienza e un percorso. La metafisica senza misticismo rimane al livello della ragione e non si eleva al livello dell’intelletto, dove viene illuminata. È proprio questa la «superiorità» di Platone su Aristotele. Aristotele ha fondato la scienza con un discorso scientifico rigoroso e convalidato dalla logica (è del resto il fondatore della logica), ma l’ha fatto a costo di rinunciare all’accesso alle «Idee», la dottrina platonica che non è mai riuscito a comprendere, nonostante sia stato allievo di Platone per 17 o 19 anni.Poiché il linguaggio della metafisica è solo uno strumento, un accesso alla Luce, è quindi ovvio che ogni religione possieda un proprio linguaggio teologico, ma anche metafisico. In questo senso, ogni religione ha sviluppato un linguaggio specifico e usa simboli specifici per condurre i fedeli servitori verso Dio. Questo è universale ed è illustrato da un hadith qudsî: «Io sono [dice Dio] secondo l’idea (o l’opinione, o l’aspettativa) che il Mio servitore ha di Me»2
Tuttavia, se alcuni strumenti intellettuali e simboli sono comuni a molte religioni, non è così per tutti, anzi. Non esiste quindi una sovrametafisica, un’«unità trascendente», una «Religio perennis». Al massimo, possiamo parlare di una «unità analogica delle religioni» (Borella), in cui ogni religione è unica nella sua forma e nel suo linguaggio.
Questo significa quindi che la metafisica non fornisce un linguaggio supremo superiore a quello delle religioni. Così, il linguaggio di una religione (rivelata) è adeguato per esprimere nozioni metafisiche (o ultime) universali, ma non viceversa. Va anche sottolineato che c’è una certa arroganza dietro la presunzione dell’«unità trascendente di tutte le religioni». Il concetto stesso presuppone che il «veggente» si ponga al di sopra di tutte le religioni: vede e comprende tutte le religioni ed è essenzialmente onnisciente; è Dio stesso. Un simile atteggiamento è in perfetta opposizione all’umiltà e al timore che tutte le religioni autentiche suscitano nei loro saggi, nei loro santi e nei loro fedeli.
La metafisica cristiana è quindi semplicemente la metafisica espressa in un linguaggio cristiano, quello della sua stessa rivelazione. Ma c’è di meglio ancora: è anche la metafisica a cui si giunge grazie al linguaggio cristiano, e alla quale non avresti mai potuto accedere senza quel linguaggio. Ad esempio, la Trinità cristiana ci porta all’identità tra persona e relazione. Infatti, nella Trinità, le persone del Padre e del Figlio si rivelano essere pure relazioni (paternità e filiazione) ed è proprio lì che la relazione d’amore e di dono si rivela essere una persona: lo Spirito Santo. Si può quindi passare da una metafisica dell’essere a una metafisica della relazione.
Note
- Generazione degli animali, II 3, 736 a, 27-b 12.[↩]
- «Io sono secondo l’idea che il Mio servitore ha di Me, e sono con lui quando Mi invoca. Se Mi invoca nel suo intimo, Io lo invoco in Me stesso; se Mi invoca in un’assemblea, Io lo invoco in un’assemblea migliore della sua…»; Abd al-Qâdir al-Jazâ’iri, Il Libro delle Soste, trad., introduzione e note di Max Giraud, AlBouraq éditions, 2012.[↩]
Epitome
Frutto di alcuni decenni di studio della metafisica con numerosi maestri, da Platone a Jean Borella, qui troverai un vademecum completo, all’interno di una prospettiva ampia che va dalle origini alle finalità ultime.
Il viaggio seguirà certamente i sentieri della metafisica, ma anche quelli della teologia, e persino quelli di quella «metafisica-mistica», così definita da Aldo La Fata e che noi sosteniamo. Essa permette di abbozzare quella che sarebbe una vera gnosi. Certo, niente può sostituire le lunghe ore di studio e meditazione in solitudine; tuttavia, accedere qui, con un linguaggio il più accessibile possibile, a ciò che è sembrato fondamentale ad alcuni maestri potrà indicare un percorso che, in ogni caso, si compie sempre e solo da soli.