Dopo Pascal, “Raisons des effets 3” (Laf. 83, Sel. 117), Pensées, 1669.
Pascal critica esplicitamente questa figura frequente del «semi-abile», senza dubbio ispirandosi a Montaigne. Bourdieu, dal canto suo, parlerà di «semi-sapienti». Ciò che conta qui è l’idea che l’ignoranza costituisca sia il punto di partenza che il punto di arrivo del percorso della conoscenza, il che invita a un atteggiamento di umiltà. Al di là di questa prospettiva filosofica, Pascal lascia anche intravedere una dimensione che potremmo definire gnostica.
Sull’ignoranza
Quando veniamo al mondo, non sappiamo nulla – e la maggior parte di noi rimane, di fatto, ignorante. È davvero così grave? I più grandi filosofi e scienziati non hanno mai esitato a riconoscere la loro ignoranza.
- ” So di non sapere ” (“hén oȋda hóti oudèn oȋda“, in latino: “scio me nihil scire“) avrebbe detto Socrate (470-399), secondo Platone (427-347)1, Hippias Minor (372b-372d.)).
- Il fisico Max Planck (1858-1947) la metteva in questo modo: “L’elemento irrazionale insito nell’attività scientifica risiede nel mirare a una realtà assoluta, pur sapendo di non poterla mai raggiungere” 2.
Certo, tra l’ignoranza ‘assoluta’ del profano e quella ‘consapevole’ di un grande spirito c’è differenza. Pascal (1623-1662) la vedeva così:
Il mondo giudica molte cose, perché è nell’ignoranza naturale che si trova la vera sede dell’uomo. Le scienze hanno due estremi che si toccano: il primo è l’ignoranza naturale in cui nasciamo; l’altro è il punto a cui giungono le anime grandi che, dopo aver abbracciato tutto ciò che si può sapere, scoprono di non sapere nulla – ma questa ignoranza, colta, conosce se stessa 3.
Ciò che conta è questo comune denominatore: la più lucida umiltà. La stessa che abita l’ignorante consapevole e il sapiente autentico.4
Questo è ben lontano dall’arroganza di un Kant o di un Heidegger, che fanno risalire gli inizi della vera conoscenza metafisica alla loro stessa opera5 e molti altri.
Possiamo vedere qui ciò che Rachid Benzine (1971-) formula come segue: “Il contrario della conoscenza non è l’ignoranza, è la certezza” (Lettres à Nour, 2019), o ciò che Flaubert chiamava “la rabbia di voler concludere”:
Sì, la stupidità consiste nel voler concludere6
La rabbia di voler concludere è una delle manie più fatali e sterili che appartengono all’umanità. [Che orgoglio e che nulla! Vedo, al contrario, che i più grandi geni e le più grandi opere non hanno mai concluso7.
Il semi-abile
Fu Pascal (1623-1662) a introdurre la figura del “demi-habile”, il mezzo sapiente, prendendo spunto dal modo in cui si onorano le persone di nascita illustre:
Il popolo le onora. I semi-istruiti le disprezzano, sostenendo che la nascita è solo un caso. I veri intelligenti le rispettano – non per ciò che pensa la folla, ma per ciò che intuiscono dietro di essa (“Raison des effets – Gradation”, Pensées, 1669).
Questi mezzi sapienti, come li definirà Bourdieu, disprezzano le illusioni popolari, ma finiscono per disprezzare anche ciò che di grande il popolo onora, basandosi su un sapere parziale e un ragionamento incompleto – l’oscurantismo della ragione.8.
Quindi siamo tutti semi-qualificati? L’arrogante affermazione di non esserlo non confermerebbe che lo siamo?
Chi può dirsi totalmente immune da questa mezza sapienza? Forse l’arroganza di negarla non fa che confermarla. Pascal riprendeva la nozione da Montaigne, che “si colloca tra i ‘mestis qui troublent le monde’”(« I meticci che sconvolgono il mondo”)9, ma “in fondo riconosceva anche in Montaigne stesso una forma di demi-habileté”(mezza abilità).10.
Si trova una corrispondenza relativa in Averroè, quando afferma che se la filosofia è necessaria agli studiosi, non è adatta a coloro che non ne hanno le capacità11.
Oltre l’abilità
Pascal non si fermava però all’intelligenza. Continuando la sua gradazione, parlava dei devoti e dei cristiani perfetti:
I devoti, che hanno più zelo che scienza, li disprezzano, malgrado la stima che gli intelligenti concedono loro, perché li giudicano con una nuova luce che la pietà dona loro. Ma i cristiani perfetti li onorano con una luce ancora più alta. Così, le opinioni oscillano tra lodi e biasimo, secondo la quantità di luce di cui si dispone.
Oggi il tema dell’onorare i nobili può apparire superato, ma la progressione resta viva: gente comune, semi-istruiti, sapienti, devoti, cristiani perfetti.
- Il primo livello è filosofico: riconoscere l’ignoranza, da semplici uomini o da sapienti.
- Il secondo è gnostico: una “luce superiore” che illumina l’intelligenza, superando la piccola luce discorsiva della ragione – la vera tenebra dei Lumi.
Questa distinzione cruciale tra la ragione (pensiero discorsivo e ragionamento ipotetico-deduttivo soggetto a una logica rigorosa) e l’intelligenza (dove si riceve il significato) 12 non era sufficiente per Pascal. “Le opinioni vanno in questa direzione”, scrisse, non collocando nemmeno i “perfetti cristiani”, nonostante la loro “luce superiore”, ad un vertice assoluto.
Questo perché è ben consapevole che l’intelligenza, per quanto divina sia la sua ricettività, ha bisogno di essere “pneumatizzata” (Borella), o spiritualizzata. Senza l’epifania dello Spirito, questa intelligenza non rimane che un cameriere, anche se questa attesa è un riconoscimento della sua “ignoranza ontologica” (Borella).
A questo proposito, se l’ignoranza è simile tra il popolo e gli abili, è altrettanto simile tra il popolo e il perfetto cristiano. Questo perché la gnosi, che interesserà entrambi, è necessariamente “ignoranza infinita”. E quindi: “Beate le menti che sanno chiudere gli occhi” (San Dionigi Areopagita) a ciò che, in ogni caso, “è al di là degli occhi” (Malebranche).
Quindi non cerchiamo di essere intelligenti, con il rischio di esserlo solo a metà; riconosciamo semplicemente di essere ignoranti.
Note
- Apologia di Socrate (21d), Menone (80d 1-3[↩]
- L’image du monde dans la physique contemporaine, Gonthier, Paris, 1963; Das Weltbild der neuen Physik (1929).[↩]
- Pensées, “Raisons des effets 3” (Laf. 83, Sel. 117).[↩]
- C’è tuttavia l’eccezione di “colui che non sa e che non sa di non sapere”. La saggezza cinese dice che queste persone dovrebbero essere evitate, mentre “Salvo chi non sa e non sa di non sapere: la saggezza cinese raccomanda di evitarlo; chi invece non sa ma sa di non sapere, va educato; chi sa ma non sa di sapere, va risvegliato; chi sa e sa di sapere, lo si segua![↩]
- per esempio: Kant, Prolegomeni a tutta la metafisica futura che avrà il diritto di presentarsi come scienza (1783), trad. it. J. Tissot, Ladrange, 1805. Egli scrive: “Tutto ciò che è stato fatto finora deve essere considerato nullo”.[↩]
- Lettera del 4 settembre 1850 a Louis Bouilhet, Correspondance, Gustave Flaubert , Paris: E. Fasquelle, 1896, t. I, p. 338.[↩]
- Lettera del 23 ottobre 1863 a Melle Leroyer de Chantepie, Correspondance, Gustave Flaubert , Paris: L. Conard, 1929, 5esérie, p. 111.[↩]
- “Pierre Bourdieu, Blaise Pascal et les demi-savants de la philosophie”, Le Monde.fr, 23 janv. 2012[↩]
- Anselmo Gaia, “Les mestis qui troublent le monde”, in Ferrari (Emiliano), Gontier (Thierry), Panichi (Nicola) (dir.).), Montaigne, penser en temps de guerres de Religion, Garnier, 2022.[↩]
- Thirouin Laurent, “Montaigne demi-habile? Fonction du recours à Montaigne dans les Pensées“, in Meurillon Christian (a cura di), “Pascal. L’exercice de l’esprit”, Revue des sciences humaines, 244, ott.-dic. 1996, pp. 81-102.[↩]
- Fasl al-maqâl fîmâ bain ashsharî’ah wa al-hikmah min al-ittisâl (1179), «Libro del discorso decisivo in cui si stabilisce la connessione esistente tra la rivelazione e la filosofia», detto «Il discorso decisivo»[↩]
- vedere l’articolo “Ragione e intelligenza, i due lati della mente”[↩]