Bruno Bérard e Annie Cidéron, Métaphysique pour tous. Entretiens avec Bruno Bérard, L’Harmattan, 2022, 166 p. Edizione americana: Metaphysics for Everyone, Angelico Press, 2024, 170 p.; edizione italiana: Sui sentieri della metafisica, Simmetria, 2024, 157 p.; edizione spagnola: ¿Qué es la metafísica?, Hipérbola Janus, 2025, 133 p.
Questa intervista propone una valutazione critica dello statuto contemporaneo della metafisica, caratterizzata dalla sua dispersione istituzionale e dalla sua frequente riduzione a espressioni storiche o analitiche. Contro questa diluizione, Bruno Bérard ne riafferma la portata principiale fondandola su tre indizi convergenti: l’esigenza di una causa prima, l’irriducibilità del senso alla sola razionalità discorsiva e la persistenza di contenuti rivelati nelle tradizioni spirituali. La metafisica viene così ricondotta al suo statuto di filosofia prima, orientata verso un’intelligenza supra-razionale del reale che eccede i limiti dell’ontologia e dell’epistemologia moderne.
- Introduzione. Sull’insegnamento della metafisica
- Che cosa ha suscitato il suo interesse per la metafisica?
- Eppure, vi sono indizi che conducono al metafisico.
- Quali sono gli autori che hanno esercitato su di lei un’influenza duratura?
- Quali problemi metafisici la interessano maggiormente?
- Che cosa l’ha portata a scrivere questo libro?
- Che cosa cerca di mostrare in questo libro?
- Ha incontrato difficoltà particolari? Quale bilancio trae da questo lavoro di scrittura?
- Note
Introduzione. Sull’insegnamento della metafisica
Se si può parlare di metafisica da molteplici punti di vista, è perché la metafisica non è quasi mai insegnata come disciplina autonoma in senso istituzionale stretto.
Non è quindi quasi mai un “dipartimento”, a differenza della storia, della sociologia o dell’economia.
Al di fuori di un curriculum esplicitamente denominato “Metafisica”, essa si presenta in modo diffuso, quindi trasversale, ed è insegnata attraverso altre discipline, oppure rimane semplicemente implicita.
Si possono tuttavia individuare alcuni grandi ambiti istituzionali in cui viene insegnata: la storia della filosofia, l’ontologia, la filosofia della scienza, l’epistemologia, nonché alcuni seminari specializzati.
La storia della filosofia è il luogo principale e più classico. La metafisica vi appare attraverso i grandi autori dell’antichità (Platone, Aristotele), i medievali (Tommaso d’Aquino, Duns Scoto, Maestro Eckhart), i “gruppi” Cartesio, Spinoza e Leibniz, poi Kant e Hegel, talvolta Heidegger. Qui si studiano soprattutto sistemi metafisici, ma raramente la metafisica come tale. La profondità concettuale che vi si può trovare è spesso neutralizzata dalla sua storicizzazione, dalla relativizzazione inevitabile delle giustapposizioni.
L’ontologia, da Heidegger in poi, sembra esserne diventata un eufemismo accettabile (!). Vi si trova della metafisica, tipicamente, nei corsi di ontologia generale, ontologia formale o ontologia delle proprietà, delle relazioni, degli eventi… La metafisica è particolarmente presente nella filosofia analitica o nel dialogo con la logica e la filosofia del linguaggio. Qui la metafisica è trattata come teoria di ciò che è. Il vantaggio del grande rigore legato a una formalizzazione molto spinta favorisce tuttavia la perdita delle dimensioni esistenziale o principiale della metafisica. Per un ambito meontologico (o sovra-ontologico), si può aggiungere che è paradossale vedere la metafisica trattata in ontologia!
La filosofia della scienza è un altro grande ambito della metafisica, con nozioni come realismo/antirealismo, leggi della natura, causalità, nonché tempo, spazio, emergenza, coscienza. Qui la metafisica diventa una “filosofia seconda”; al vantaggio del suo radicamento nel sapere positivo (esplicitare ciò che le scienze presuppongono) si oppone la sua subordinazione alle scienze e la perdita dello statuto di filosofia prima.
L’epistemologia affronta la metafisica attraverso le sue condizioni di possibilità. Vi si trattano lo statuto del reale, la relazione soggetto/oggetto, i presupposti ontologici della conoscenza… Qui la persistenza dell’influenza kantiana o post-kantiana, dietro la sua apparente lucidità critica, riduce di fatto la prospettiva metafisica al di sotto della sua apertura intrinseca al sovra-razionale1.
Alcuni seminari specializzati (master o dottorato) permettono alla metafisica “reale” di sopravvivere. Si trovano seminari centrati su un autore (Aristotele, Spinoza, Leibniz, Heidegger), seminari tematici (tempo, essere, possibile, mondo, causalità) e gruppi di ricerca. Qui l’insegnamento gode di una reale libertà, ma si può deplorare la sua grande precarietà istituzionale.
Si possono inoltre precisare alcune differenze notevoli tra le tradizioni universitarie: continentale (Francia, Germania, Italia) e analitica (Regno Unito, Stati Uniti).
Nella tradizione continentale, la metafisica è per lo più storicizzata. La forte presenza di Kant, Hegel e Heidegger mantiene un sospetto persistente verso la cosiddetta metafisica dogmatica 2.
Nella tradizione analitica, la metafisica è certamente tornata centrale dagli anni Settanta, con temi come i mondi possibili, l’identità, le proprietà, il tempo… ma la sua forte formalizzazione logica la disconnette dalle questioni del Principio, del senso ultimo o dell’Assoluto. Vediamo questa formalizzazione come una riduzione del pensiero alle parole o ai concetti disponibili. L’intelligibile eccede il concepibile; la noèsi supera la diànoia, come mostrava già Platone. Se nelle scienze positive si cerca giustamente la più stretta equivalenza tra definiendum e definiens, ciò è in definitiva impossibile, per definizione, in metafisica!
Si concluderà questo stato dell’arte dicendo che molti filosofi “fanno” metafisica pur affermando di non farne. Ogni uomo è metafisico, dice Schopenhauer; si comprende dunque perché la metafisica ritorna sempre, anche quando se ne annuncia la fine.
Di conseguenza, in mancanza di una disciplina universitaria autonoma chiamata “metafisica”, essa è spesso insegnata senza essere riconosciuta come tale. È un peccato.
Che cosa ha suscitato il suo interesse per la metafisica?
Essenzialmente la curiosità di ciò che si trova al di là del mondo fisico o a monte della natura. Sono domande come « che cosa c’era prima? » o « perché c’è qualcosa piuttosto che nulla? » (Leibniz) che mi hanno intrigato. Le parole almeno esistono per designare ciò che è oltre la fisica, cioè la metafisica, o oltre la natura, cioè il soprannaturale.
Autorizzarsi a studiare l’invisibile è proprio di molte scienze. È certamente il caso dell’elettromagnetismo o della fisica quantistica. Ma si resta allora nella catena delle cause seconde. Esse “girano in tondo”, come il ciclo dell’acqua. Anche se la catena è più complessa, per esempio il calore proviene dalla combustione, che richiede l’ossigeno prodotto dalle piante grazie alla fotosintesi dovuta al sole e alla clorofilla, ecc.
Eppure, vi sono indizi che conducono al metafisico.
Primo indizio. Questa catena di cause seconde deve condurre a una causa prima che sia causa di se stessa; è il greco anankè stênai: « è necessario fermarsi » (per esempio in Aristotele, Metafisica, II, 994b; XII, 1070a). La conclusione è che « se nulla è primo, assolutamente nulla è causa » (Metafisica I, 2), e allora ogni scienza – che è conoscenza attraverso le cause – è impossibile. Questo è l’indizio “scientifico” di un “antecedente superiore” alle cose fisiche.
Secondo indizio. Platone scopre l’indizio “filosofico”. Il senso non è generabile dall’uomo; non ci si può costringere a comprendere ciò che non si comprende, dirà Simone Weil. Il senso si riceve dall’alto, dal mondo delle Idee in Platone. Per comprendere bene Platone, basta distinguere la ragione, che calcola e ragiona nei limiti della logica, e l’intelligenza, che riceve il senso “dall’alto”. Una cosa è ragionare (la ragione, diànoia), un’altra è comprendere il ragionamento (l’intelligenza, noèsi)3. Questa ricezione del senso da parte dell’intelligenza è comune a ogni uomo. È una “rivelazione” in se stessa.
Terzo indizio. Da quando le nostre società hanno disgiunto socialità e sacralità, l’homo religiosus appare meno chiaramente (in Francia, almeno). Tuttavia, le religioni della terra, queste “rivelazioni”, o le cosiddette “sapienze”, sembrano costituire un terzo indizio che risponde o fa eco ai primi due. Queste rivelazioni sono metafisiche sotto diversi aspetti, in particolare per il loro contenuto. Per fare un solo esempio, la metafisica della relazione nella teologia cristiana costituisce un complemento decisivo della immemorabile metafisica dell’essere e dei problemi insolubili che essa ha posto.
Quali sono gli autori che hanno esercitato su di lei un’influenza duratura?
Saremo brevi citando i principali: Aristotele e Platone, i formulatori inaugurali dei primi due indizi, con apporti di Cartesio e Leibniz. Seguono i rappresentanti del terzo indizio, ma la lista tradizionale sarebbe troppo lunga; citiamo quindi i più radicalmente metafisici: Dionigi l’Areopagita e Maestro Eckhart. Tra i metafisici contemporanei, se bisogna citarne uno soltanto, menzioniamo Jean Borella, imprescindibile, ma certamente più conosciuto fuori dalla Francia4.
Quali problemi metafisici la interessano maggiormente?
Con un distacco metafisico rispetto alla metafisica stessa, non sono tanto problemi metafisici specifici ad avermi interessato – come l’individuazione, il tempo, la coscienza – quanto lo sviluppo di un punto di vista metafisico sulla metafisica.
Per dirlo candidamente, non ho visto problemi, né tantomeno l’importanza che potrebbero avere. Ammetto volentieri, alla luce dei grandi spiriti che si sono occupati di tanti problemi metafisici, che questa posizione potrà sembrare ingenua. Tuttavia, una volta riuniti i tre indizi, una volta completata la metafisica dell’essere con una metafisica della relazione – risolvendo piuttosto agevolmente (crediamo) i paradossi dell’uno e del molteplice, della trascendenza e dell’immanenza – e una volta collocatisi sul piano dell’intelligenza (nel senso di noèsi) o del sovra-razionale e del superamento dei paradossi5 piuttosto che su una riduzione razionalistica del reale, ci si trova piuttosto in una modalità di presentazione di insiemi o di “fermi immagine” più suggestivi che strettamente coerenti (nel senso di una logica puramente razionale).
Che cosa l’ha portata a scrivere questo libro?
Il desiderio di condividere un punto di vista sulla metafisica nel modo più semplice possibile con il maggior numero di persone. Da qui l’idea di confrontare la metafisica con altre scienze, con la religione, la mistica, l’esoterismo; di distinguere credere, sapere e conoscere; di esaminare ciò che sono metafisicamente la materia, la morte, il sesso6; di presentare alcuni grandi metafisici e, soprattutto, poiché un’oggettività totale è impossibile, di includere una testimonianza biografica personale per situare il punto di vista necessariamente soggettivo di ogni comunicazione.
Che cosa cerca di mostrare in questo libro?
Che ciascuno di noi è un metafisico che lo ignora più o meno; che la metafisica offre il punto di vista più radicale possibile; che il pensiero è più vasto delle parole; che l’intelligenza e l’intelligibile superano i limiti della semplice ragione – tanto cara a Kant – e che questa rischia spesso di diventare una chiusura, una “ratiocinazione”, direbbe Sartre, cioè un’attività della ragione che gira a vuoto, un pensiero astratto che si protegge dal reale, un discorso logico che serve a evitare l’impegno esistenziale.
Ha incontrato difficoltà particolari? Quale bilancio trae da questo lavoro di scrittura?
Avevo già tentato di presentare la metafisica in modo illustrato, con l’interpretazione metafisica di tre sogni7 e, con Jean Borella, l’interpretazione delle fiabe8. Con questo terzo tentativo di “metafisica per tutti”, il bilancio è semplice: rivolgersi al grande pubblico con un libro di metafisica è un’impresa ancora più difficile di quanto pensassi. Quanto meno, la metafisica è uscita dall’università, dove, come abbiamo visto, è solo parzialmente presente.
Resta dunque ancora molto lavoro da fare, per tutti noi; ed è un bene!
Note
- Vedi « Filosofia e scienza, apertura e chiusura del concetto ».[↩]
- Vedi l’articolo « La metafisica come antidogmatica e come non-sistema »; tratto da Bruno Bérard (dir.), Che cos’è la metafisica?, L’Harmattan, 2010, 190 p. Si potrebbe restituire a Kant il suo “sonno critico” (Borella), quando limita la ragione con… la ragione![↩]
- Vedi l’articolo « La ragione e l’intelligenza, le due facce dello spirito ».[↩]
- Cf. Bruno Bérard, Jean Borella, la rivoluzione metafisica, L’Harmattan, 2006, 373 p.; Bruno Bérard e Paul Ducay (dir.), Jean Borella per tutti, L’Harmattan, 2025, 246 p.; Thomas Zimmermann, La metafisica del simbolo nell’opera di Jean Borella, L’Harmattan, 2005, 244 p.[↩]
- Cf. Bruno Bérard, Metafisica del paradosso, L’Harmattan, 2019, vol. 1; vol. 2. Vedi l’articolo « Paradossi della ragione, paradossi dell’intelligenza ».[↩]
- Cf. Bruno Bérard, Metafisica del sesso, L’Harmattan, 2022, 252 p.[↩]
- Bruno Bérard, Iniziazione alla metafisica. I tre sogni, L’Harmattan, 2009, 148 p.[↩]
- Bruno Bérard e Jean Borella, Metafisica delle fiabe, L’Harmattan, 2011, 184 p.[↩]