L’ipostasi (dal greco hypóstasis, « ciò che sta sotto », « sussistenza », « realtà sottostante ») designa una realtà sussistente, esistente in sé e non in altro. Nella teologia cristiana, il termine è utilizzato principalmente per indicare ciascuna delle tre Persone della Trinità oppure, in cristologia, l’unica Persona del Verbo nella quale sussistono le due nature, divina e umana.
In particolare
Il termine hypóstasis possiede una storia complessa. Nella filosofia greca antica designava generalmente una realtà esistente o una sostanza concreta. Il suo significato tecnico si precisò progressivamente nel corso delle controversie teologiche dei primi secoli del cristianesimo, in particolare riguardo alla Trinità e alla persona di Cristo.
I Padri Cappadoci contribuirono in modo decisivo a distinguere l’ousia (l’essenza o natura comune) dall’hypóstasis (la sussistenza personale). Così, Dio è una sola essenza (mia ousia) in tre ipostasi (treis hypostaseis). Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo possiedono pienamente e identicamente la natura divina, pur rimanendo realmente distinti come ipostasi o persone.
Questa distinzione permise alla teologia cristiana di evitare due errori opposti: il modalismo, che riduce le Persone divine a semplici manifestazioni di un unico soggetto, e il triteismo, che farebbe delle tre Persone tre dèi distinti. L’ipostasi esprime precisamente la realtà della sussistenza personale nell’unità dell’essenza.
In cristologia, la nozione svolge un ruolo fondamentale nella dottrina dell’unione ipostatica. Secondo la definizione del Concilio di Calcedonia (451), Cristo è una sola ipostasi o persona in due nature, divina e umana, « senza confusione, senza mutamento, senza divisione e senza separazione ». Le due nature rimangono integralmente ciò che sono, ma sussistono nell’unica Persona del Verbo incarnato.
Da una prospettiva metafisica, l’ipostasi designa più ampiamente ciò che possiede un’esistenza propria e irriducibile. Essa corrisponde a un centro reale di sussistenza e di identità. La nozione permette così di pensare l’unità di un essere concreto senza ridurlo né a una semplice somma di proprietà né a un’astrazione concettuale.
Tra i neoplatonici, in particolare Plotino, le grandi realtà spirituali dell’Uno, dell’Intelletto (Nous) e dell’Anima universale vengono talvolta chiamate ipostasi, in quanto costituiscono livelli fondamentali della realtà. L’uso cristiano del termine si è tuttavia progressivamente distinto da questo impiego filosofico, ponendo maggiormente l’accento sulla dimensione personale della sussistenza.
L’ipostasi rivela così che l’essere non si riduce a un’essenza impersonale. Ogni realtà pienamente sussistente possiede una certa interiorità e un’unità irriducibile. Nel suo significato teologico più elevato, la nozione esprime il mistero della persona, sia delle Persone divine sia della persona di Cristo.
L’ipostasi appare pertanto come una nozione essenziale della metafisica cristiana, poiché consente di articolare unità e distinzione, natura e persona, essenza ed esistenza sussistente.
Per saperne di più
- San Basilio di Cesarea, Lettere;
- San Gregorio di Nazianzo, Discorsi teologici;
- San Gregorio di Nissa, Contro Eunomio;
- Concilio di Calcedonia (451);
- San Giovanni Damasceno, La fede ortodossa (De fide orthodoxa);
- San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, III, qq. 2–6;
- Vladimir Lossky, La teologia mistica della Chiesa d’Oriente;
- Jean Borella, Amore e verità (Amour et vérité);
- Bruno Bérard, Metafisica del Credo;
- Bruno Bérard, La vita spirituale;
- Bruno Bérard, Sui sentieri della metafisica (trad. it. di Métaphysique pour tous, Paris, L’Harmattan, 2021; trad. angl. Metaphysics for Everyone; trad. esp. ¿Qué es la metafísica?; trad. all. Was ist Metaphysik? Zwischen Ambition und Wirklichkeit).