Il termine epistème (dal greco ἐπιστήμη, epistḗmē, «conoscenza», «sapere certo», «scienza») designa una forma di conoscenza vera, fondata e stabile, distinta dall’opinione (doxa). Nella filosofia greca, e in particolare in Platone e Aristotele, l’epistème si riferisce a una conoscenza che coglie le cause, i principi o le realtà intelligibili, e che perciò possiede un carattere di necessità e universalità. Più recentemente, il termine ha assunto significati differenti, soprattutto nell’opera di Michel Foucault, dove indica l’insieme delle condizioni storiche che rendono possibile un determinato sapere in una data epoca.
In particolare
Nella filosofia di Platone, l’epistème si oppone alla doxa. L’opinione riguarda il mondo sensibile, mutevole e incerto, mentre la vera conoscenza concerne le Idee o Forme intelligibili, che sono eterne e immutabili. L’epistème è dunque una conoscenza del reale autentico, ottenuta mediante l’intelligenza piuttosto che attraverso i sensi.
In Aristotele, il concetto assume una formulazione più rigorosa. L’epistème è una conoscenza dimostrativa fondata sulle cause. Si distingue sia dall’opinione sia dalla semplice esperienza, poiché implica la comprensione delle ragioni necessarie per cui una cosa è ciò che è. La scienza (scientia nella tradizione latina) sarà definita a partire da questa concezione aristotelica.
La tradizione medievale, in particolare quella scolastica, riprende questa eredità distinguendo diversi gradi della conoscenza. La scientia corrisponde generalmente all’epistème aristotelica, mentre l’intellectus designa l’intuizione immediata dei primi principi. La conoscenza umana procede così dall’intuizione dei principi alla dimostrazione delle conclusioni.
Con l’età moderna, la nozione di epistème si trasforma progressivamente. La nascita delle scienze sperimentali e la riflessione epistemologica portano a interrogarsi meno sull’oggetto della conoscenza che sulle condizioni della sua validità. La certezza non dipende più soltanto dalla conformità dell’intelletto al reale, ma anche dai metodi impiegati per acquisire il sapere.
Nel XX secolo, Michel Foucault attribuisce al termine un significato nuovo. Nell’opera Le parole e le cose, l’epistème designa l’insieme delle strutture implicite che organizzano il sapere di un’epoca. Essa non coincide con una disciplina particolare, ma costituisce il quadro invisibile che determina ciò che può essere pensato, detto e considerato vero in un determinato momento storico.
Da un punto di vista metafisico, l’epistème rinvia alla questione fondamentale della possibilità della conoscenza vera. Presuppone che il reale possieda una struttura intelligibile e che l’intelletto umano sia capace di raggiungerla. In questo senso, essa si oppone tanto al relativismo quanto allo scetticismo radicale.
Molti autori tradizionali hanno sottolineato che l’epistème, nel suo senso più alto, non coincide semplicemente con l’accumulazione di informazioni o con la padronanza tecnica di un sapere. Essa implica una conformità dell’intelligenza all’ordine del reale e, in ultima analisi, alla verità stessa.
L’epistème appare così come una conoscenza fondata, universale e ordinata ai principi. Essa rappresenta uno degli ideali fondamentali della filosofia e costituisce il modello classico di ogni autentica ricerca della verità.
Per saperne di più
- Plato, Repubblica, libri VI e VII;
- Plato, Teeteto;
- Aristotle, Analitici posteriori;
- Aristotle, Metafisica;
- Plotinus, Enneadi;
- Michel Foucault, Le parole e le cose;
- Michel Foucault, L’archeologia del sapere;
- Jean Borella, La crisi del simbolismo religioso;
- Jean Borella, Problemi di gnosi;
- Bruno Bérard, Jean Borella, la Rivoluzione metafisica;
- Bruno Bérard, Sui sentieri della metafisica;
- Bruno Bérard, Métaphysique du paradoxe;
- Bruno Bérard, Sui sentieri della metafisica (trad. it. di Métaphysique pour tous, Paris, L’Harmattan, 2021; trad. angl. Metaphysics for Everyone; trad. esp. ¿Qué es la metafísica?; trad. all. Was ist Metaphysik? Zwischen Ambition und Wirklichkeit).
Nota: Occorre distinguere accuratamente l’epistḗmē dalla semplice erudizione o dall’accumulazione di informazioni. Nel suo significato classico, essa designa una conoscenza fondata sulle cause e sui princìpi. Non mira soltanto a sapere che qualcosa è, ma a comprendere perché è. Per questo motivo rimane uno dei concetti fondamentali di ogni riflessione sulla verità e sulla conoscenza.