La catarsi (dal greco katharsis, « purificazione », « purga ») designa un processo di purificazione, liberazione o chiarificazione mediante il quale un essere viene liberato da ciò che oscura la sua vera natura. Nella filosofia greca come in numerose tradizioni spirituali, essa costituisce una tappa essenziale del ritorno a sé, dell’accesso alla verità o dell’unione con il Principio.
In particolare
Il termine compare già nel pensiero greco antico, soprattutto in contesti religiosi e medici, dove indica una purificazione rituale o l’eliminazione di elementi nocivi. È tuttavia in Aristotele che la nozione riceve la sua formulazione più celebre. Nella Poetica, la tragedia è detta produrre una catarsi delle passioni di pietà e paura (éleos e phóbos). Questa formula ha dato luogo a numerose interpretazioni: purificazione morale, liberazione emotiva, chiarificazione intellettuale o riequilibrio psicologico.
Al di là dell’ambito estetico, la catarsi possiede un significato profondamente filosofico. In Platone, l’anima deve purificarsi dagli attaccamenti eccessivi al mondo sensibile per ritrovare la propria affinità con le realtà intelligibili. La filosofia stessa appare allora come una preparazione a questa purificazione interiore, che permette all’anima di liberarsi dalle illusioni e dalle passioni disordinate.
Nelle tradizioni neoplatoniche, la catarsi diviene una delle tappe dell’ascesa spirituale. Prima di giungere alla contemplazione delle realtà superiori, l’anima deve essere purificata dalle determinazioni che la legano alla molteplicità. Questa purificazione non è un rifiuto del mondo, ma un riorientamento dello sguardo verso ciò che è essenziale e permanente.
Il cristianesimo riprende e trasforma questa nozione. La purificazione non deriva soltanto dallo sforzo filosofico, ma anche dall’azione della grazia. La vita spirituale comprende una dimensione catartica nella quale gli attaccamenti disordinati, l’egoismo e le passioni vengono progressivamente purificati per rendere possibile l’unione con Dio. I grandi mistici descrivono spesso questa fase come una « via purgativa », preparazione alle vie illuminativa e unitiva.
La catarsi può essere compresa anche come una chiarificazione della coscienza. Le passioni, i pregiudizi e le rappresentazioni erronee oscurano spesso la percezione della realtà. La purificazione consiste allora meno nel sopprimere che nell’ordinare, nel rendere trasparente ciò che era divenuto confuso. Essa permette all’intelligenza di ritrovare la propria capacità contemplativa e alla volontà di recuperare il proprio orientamento verso il bene.
Da un punto di vista metafisico, la catarsi esprime il movimento mediante il quale un essere si avvicina alla propria verità. Ogni autentica purificazione non consiste nel diventare altro da sé, ma nell’eliminare ciò che impedisce di essere pienamente ciò che si è chiamati a essere. Essa è quindi un passaggio dalla mescolanza alla semplicità, dalla dispersione all’unità, dall’apparenza alla realtà.
La catarsi appare così come una dimensione universale della vita spirituale: è la condizione di ogni conoscenza profonda, di ogni trasformazione interiore e di ogni partecipazione a una realtà superiore.
Per saperne di più
- Platone, Fedone;
- Platone, Repubblica;
- Aristotele, Poetica;
- Plotino, Enneadi, I, 6 e I, 2;
- Proclo, Elementi di teologia;
- San Gregorio di Nissa, La vita di Mosè;
- San Giovanni della Croce, La notte oscura;
- Jean Borella, La crisi del simbolismo religioso;
- Pierre Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica;
- Bruno Bérard, Métaphysique du paradoxe;
- Bruno Bérard, Sui sentieri della metafisica (ed. it. di Métaphysique pour tous, Paris, L’Harmattan, 2021).