Il movimento di un essere verso un altro. Se l’intelligenza è il senso dell’essere, l’amore è il senso dell’alterità, così come l’udito è il senso del suono o la vista del visibile. Questo movimento è una rinuncia a se stessi per amore degli altri. Il movimento verso l’altro “orizzontale” (il prossimo, compreso il nemico) nasce dall’amore verso l’altro “verticale” (Dio).

L’amore non è soltanto un’emozione o un sentimento, ma la dinamica più essenziale dell’essere-in-relazione: rivela che l’esistenza non è chiusura, ma apertura. Per mezzo di esso, la creatura si strappa al proprio centro per donarsi a un altro, partecipando così alla struttura stessa della realtà, che è comunione. Questo slancio implica un’uscita da sé, una kenosi — uno svuotamento che lascia spazio alla presenza dell’altro.

Il vero amore non mira a possedere, ma a lasciare che l’altro sia. Non confonde l’unione con la fusione, né la benevolenza con la debolezza: è forza di relazione, luce del dono, energia di riconoscimento reciproco. L’amore umano — sia esso amicale, coniugale o universale — è pienamente vero solo se radicato nell’Amore assoluto da cui procede e che riflette: l’amore del Divino per il mondo e dell’essere creato per la sua Sorgente.

Si può dire che l’amore è la forma operativa della conoscenza: conosce unendo e unisce illuminando. L’amore è l’intelligenza divenuta vivente, l’intelligenza che acconsente a superarsi nella partecipazione.

Per approfondire: Platone, Simposio; Dionigi l’Areopagita, I nomi divini, IV; Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae I-II, q. 26–28; Jean Borella, La carità profanata; Massimo il Confessore, Ambigua; Simone Weil, La pesantezza e la grazia, Bruno Bérard, Sui sentieri della metafisica (Simmetria, 2023) — edizione italiana di Métaphysique pour tous (Parigi, L’Harmattan, 2021); tradotta anche in inglese, spagnolo e tedesco.